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Vivere, Roma

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Vivere, Roma

Di fronte alla bellezza meschina e spregiudicata della città che non dorme mai, le anime in cerca di serenità trovano pace sotto l’ombra prodotta dai monumenti antichi. Il caldo è asfissiante, il senso di soffocamento si insedia nel cuore e stritola i polpacci. Le fontane settecentesche sputano acqua gelata, i vestiti leggeri e svolazzanti rinfrescano e purificano l’anima.

Roma, tra sacro e profano, degrado ed eleganza, luci soffuse e puzza di piscio, ti prende dal collo e ti propina spettacoli indimenticabili.

Saltellando tra un sanpietrino ed un altro, ti ritrovi a scrivere le pagine di un diario colmo di colpi di scena e di storie vissute e rivissute. E il mare dov’è? Dentro al cuore, sicuramente. E’ quello che ognuno si porta dentro: quello che profuma di ricordi, di abitudini, di pace e serenità.

Non è facile ritrovarsi a contatto con il mondo senza alcun preavviso. Camminando, interrogandosi, senza sosta e senza pietà ti accorgi che il mondo è grande e vario: è il profumo di una donna sudamericana che vende braccialetti ai piedi del Colosseo, è la linea sottile degli occhi a mandorla dei turisti nipponici, è l’accento spiritoso ed eccitante dei ragazzi spagnoli, è la voce roca e massacrata dal tempo del fruttivendolo a campo dei fiori. In un contesto come questo, fai presto a sentirti parte di una grande comunità.

Roma è una realtà feroce. E’ una donna seducente, un uomo ingombrante, una mamma indifferente. Ti schiaffeggia e ti solleva, ti ringrazia a suo modo e ti mette in ginocchio come una maestra severa.

Roma è la storia di mille battaglie, di fughe solitarie, di speranze strappate a morsi, di insicurezza e di destrezza.

Roma è una grande barzelletta. E’ il cinismo barbaro del passante assorto a rincorrere i propri sogni, è il susseguirsi di storie comuni e di percorsi brillanti.

Abituato a rincorrere piccoli spazi di autonomia, il fuorisede impaurito, cerca prepotentemente di adeguarsi alla ginnastica quotidiana di questa città; occorre pertanto armarsi di tolleranza e pazienza.

Ma che cosa è allora questo profumo di libertà? E’ quel senso di beatitudine, quel desiderio irrefrenabile di sentirsi padroni della propria esistenza, di assaporare quella dolce, inattesa ed insensata voglia di gestire i propri passi senza dar conto al tempo che scorre. Ed allora mille passi, mille impronte sul cuore, mille sguardi da incrociare, mille musei da visitare.

Roma è il rumore delle lamiere della metropolitana, angusta e fatiscente: quel fascino maledetto dell’imprevedibile e del rischio. Corpi ammassati, costretti a tollerarsi tra la puzza di sudore, i batteri e i ritardi, si fondono come acquarelli di un quadro impressionista.

Roma è un tramonto rosso, mozzafiato. E’ un panorama impressionante che fa da sfondo ad un bacio appassionato. Roma è la lunga attesa alla fermata dell’autobus, è il profumo di cultura, di libri ingialliti, di locande spartane, di tonnarelli cacio e pepe. E’ l’umorismo estremo, invadente, insopportabile ma assolutamente confortante. E’ la solitudine di una stanza di albergo, la tranquillità di una casa poco vissuta, è l’assurdità degli affitti esagerati, delle rate da pagare, delle convivenze forzate, degli incontri indimenticabili e della promiscuità delle voci.

Sii forte, ragazzo triste, donna stanca, uomo assorto nei pensieri: anche nelle grandi realtà come queste, c’è sempre posto per ritagliarsi la propria vita. E ci saranno ogni giorno appuntamenti da raggiungere, treni persi, sguardi rubati e amori impossibili.

Roma è condivisione. Roma è tanto altro, troppo o troppo poco, chissà. Roma è un incantesimo che spero non si esaurisca mai.

Avrei voluto vivere altrove, in chissà quale angolo nascosto del cuore.