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Tutta colpa di Erdogan

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Tutta colpa di Erdogan

Proprio nel momento più delicato, mentre la Turchia stava cercando di ridisegnare la propria strategia politica nella regione, abbandonando le pulsioni islamiste più estreme, arrivano i colpi più pericolosi dei terroristi più fanatici.

Aeroporto Internazionale Ataturk di Instanbul. Il più grande della Turchia. A un tratto, esplosioni. Probabilmente tre. Poi, i primi bilanci: 41 morti, 147  feriti, molti altri da accertare, macerie da spostare e risposte da dare.  Secondo le prime ricostruzioni, tre persone sono arrivate in taxi all’aeroporto, hanno aperto il fuoco nel terminal dei voli internazionali, poi si sono fatti esplodere quando la polizia ha cercato di fermarli.

Nessuno ha ancora rivendicato il gesto, ma sia il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan che il Primo Ministro Binali Yildirim si sono detti convinti che dietro l’attacco ci sia lo Stato Islamico (IS). E il perché è molto semplice. 

126523-mdPer anni il presidente-sultano Recep Tayyip Erdogan non ha esitato a sostenere i tagliagole dell’Isis, per ragioni di interesse, certo, ma anche di ideologia che lo sappiamo tutti che non è un santo. Negli ultime settimane però aveva fatto un passo indietro. Questa volta solo per interesse, non per ideologia, sia chiaro. 

Sapendo di essere indebolito nel suo Paese, con un’immagine assai screditata, ha deciso di riavvicinarsi ad Israele, dopo il duro attacco alla flottiglia pacifista turca che, sei anni fa, voleva raggiungere Gaza e violarne il blocco. Il gesto della mano indebolita del presidente turco, tesa al premier israeliano Benjamin Netaniahu, altrettanto indebolito nel suo Paese, è stato visto come un segnale di realismo. E la lettera di scuse che Erdogan ha inviato al suo omologo russo Vladimir Putin, scusandosi per l’abbattimento del caccia al confine con la Siria, è il passo successivo della nuova strada imboccata. 

Il sultano, fino a poco tempo fa, era convinto di bastare a se stesso, di poter imporre la sua forza, ma soprattutto la sua 14592281arroganza, ad amici e nemici. Pronto a sfidare persino coloro che lo hanno sempre rispettato e sostenuto, come gli alleati della Nato, e prima di tutto gli Stati Uniti. Negli ultimi tempi il presidente ha cercato di riconquistare il sostegno delle sue Forze armate, che per anni – sperando di sedurre i partner europei – erano state emarginate, con l’obiettivo di rispettare le condizioni di Maastricht per i Paesi candidati all’Unione europea.

Allontanarsi dagli estremisti islamici, abbandonare la linea disastrosa seguita, rimediare agli errori diplomatici, sottrarsi all’abbraccio mortale dei Fratelli musulmani in Egitto e in Libia, ripresentarsi, rinnovato e corretto, al mondo. Erdogan sperava di passarla liscia. Sperava che tutto sarebbe andato secondo i suoi piani. Ma in cuor suo sapeva che ci sarebbe stato un prezzo da pagare. Un prezzo anche caro, che non si è fatto attendere. 

attentato-istanbul-aeroporto009-1000x600E l’attentato di ieri all’aeroporto di Istanbul è solo il decimo in meno di un anno (l’ultimo il 19 marzo, quando un kamikaze dell’Isis si è fatto esplodere a Istiklal, la strada più trafficata di Istanbul, provocando 4 morti e centinaia di feriti). Quanti ancora dovranno essercene prima di mettere fine a questa ecatombe che da nord a sud, da est a ovest, non conosce limiti? 

 

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