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Scusaci, Emmanuel

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Scusaci, Emmanuel

Emmanuel Chidi Namdi, insieme alla compagna Chinyery, rispettivamente di 36 e di 24 anni erano fuggiti dalla Nigeria dai machete affilati di Boko Haram, l’alleato africano dello Stato Islamico, trovando rifugio e accoglienza nel seminario arcivescovile di Fermo, nelle Marche. Stavano camminando per le strade della cittadina quando due residenti del posto hanno cominciato a insultare la ragazza, chiamandola “scimmia”. Emmanuel ha regnato, ha chiesto spiegazioni, voleva difendere la dignità della sua compagna. Ancora non è chiaro chi fra i due italiani abbia sradicato un palo della segnaletica utilizzandolo come arma per massacrare la giovane coppia nigeriana. Emmanuel è stato atterrato e ucciso di botte, a calci e pugni, a causa di un’emorragia cerebrale irreversibile. Chinyery ha riportato delle escoriazioni alle braccia e alla gambe, fortunatamente guaribili in una settimana di cure.

Emmanuel era riuscito a sopravvivere alla follia omicida del terrorismo fondamentalista, era riuscito a sopravvivere ad un viaggio impegnativo, ad una traversata che lo avrebbe totalmente cambiato e che avrebbe potuto stravolgere la sua vita positivamente. Invece è stato ucciso, brutalmente, a calci e pugni, come la peggiore delle bestie, colpevole solamente di aver voluto difendere la dignità della sua compagna, ingiustamente insultata per il colore della pelle. L’hanno ucciso le botte, l’hanno ucciso le percosse e le emorragie, l’ha ucciso il sangue che sgorgava dalle sue arterie; ma Emmanuel è stato ucciso anche dall’odio immotivato, dalla brutalità, dalla cattiveria e dal razzismo sfrenato che la società civile del nostro paese considera una questione anacronistica e superata. Evidentemente non è così. Evidentemente persiste un problema nelle nostre strade, persiste la paura e l’odio inconcepibile nei confronti del diverso che soffoca la nostra realtà. Non possiamo immaginarci di lasciare questo genere di esempi ai nostri figli, non possiamo permetterci di farli crescere in un mondo che ci vuole divisi, fra migliori e peggiori, fra ricchi e poveri, fra bianchi e neri.

L’Italia è un paese razzista, prendiamone atto e cominciamo a immaginarci possibili scenari futuri. La nostra generazione, più di ogni altra, che vive interconnessa, che studia all’estero, che parla differenti lingue, che conosce l’importanza della multietnicità deve assumersi la responsabilità di imbracciare le armi della pazienza, della determinazione, dell’istruzione e della cultura per contrastare un razzismo e una xenofobia mai completamente sconfitti, ma completamenti domati. Dobbiamo avere il coraggio di voler vivere in un mondo migliore, solidale, fraterno e aperto, dove nessun Emmanuel debba morire così ingiustamente, dove nessuna Chinyery sia chiamata “scimmia”.

La maggior parte delle testate nazionali hanno quasi timore a motivare le azioni dell’omicida e a chiamarlo con il suo vero nome: un fascista, un essere umano devitalizzato, alienato e rabbioso, mosso dall’odio, o da chissà quale altre motivazione di sorta. Noi forse dobbiamo fare i conti con noi stessi, e con le realtà che ci circondano, dobbiamo ancora imparare molto e probabilmente non abbiamo una soluzione, nell’immediato, alla rabbia che schiuma nelle nostre città ma l’unica cosa che possiamo fare adesso, è chiederti scusa Emmanuel. Scusaci per averti dato l’illusione dell’accoglienza e per averti massacrato con un palo di ferro. Scusaci per aver distrutto il tuo sogno di una vita migliore, lontana dai pericoli. Scusaci se alcuni di noi sono figli di una politica che sulla pelle come la tua e della tua compagna ci costruiscono le campagne elettorali. Scusaci per le nostre televisioni che preconizzano invasioni e che fomentano l’isteria di massa. Scusaci per i nostri insegnanti, genitori, amici, compagni a che non ci hanno insegnato a sufficienza la bruttezza e l’incomprensibilità della xenofobia. Scusaci per aver completamente perso l’umanità.

Eravate scappati da un assalto, avevate perso i genitori e una figlioletta, avevate raggiunto Palermo, dopo una lunga traversata in cui tu Chinyery avevi anche abortito, e avevate subito anche lì percosse e minacce. Noi vi abbiamo dato il colpo di grazia. Per questo e per tutto il resto, scusateci. Dal profondo del cuore.

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