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Prove generali di guerra fredda: la NATO schiera la truppe ai confini con la Russia

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Prove generali di guerra fredda: la NATO schiera la truppe ai confini con la Russia

Il 6 giugno scorso, da Varsavia è stata lanciata una gigantesca esercitazione della NATO che ha coinvolto circa 31.000 uomini e 24 paesi. Con il nome di “Anaconda 16” l’esercitazione mira a difendere la Polonia e gli stati del Baltico, membri della NATO da un eventuale attacco nemico futuro. Dalla Russia chiaramente. Sarebbero tre in totale, le manovre dell’Alleanza Atlantica in corso che rappresentano, ad oggi, la più grande esercitazione della NATO dai tempi della guerra fredda. La motivazione della spaventosa mobilitazione sarebbe da ricercare nella volontà di “mostrare i muscoli” ad una Russia ritenuta sempre più aggressiva e assertiva nei confronti dei paesi che un tempo facevano parte del blocco orientale. La tensione fra il blocco occidentale e Mosca è cresciuta esponenzialmente dopo lo scoppio della crisi ucraina nel 2014 e alla successiva annessione della Crimea.

Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov ha avvertito che la Russia prenderà tutte le misure necessarie per rispondere all’accresciuta attività della Nato nella regione baltica: “Non nascondiamo il nostro atteggiamento negativo nei confronti dei movimenti militari della Nato vicino ai nostri confini. Invochiamo il diritto della Russia di garantire la sua sicurezza con tutte le misure adeguate. Siamo sicuri che i nostri vicini capiranno.” La NATO pare intenzionata a provocare  il Cremlino ad attaccare le posizioni dei soldati del blocco occidentale, che al momento si muove con cautela e discrezione.

tap-tran-balan-afp_xvcvDurante il vertice dell’Alleanza a Varsavia, tenutosi due giorni fa, i leader europei hanno deciso di dispiegare per la prima volta forze militari nei paesi baltici e nella Polonia orientale per rassicurare gli alleati che erano un tempo parte del blocco sovietico rispetto a eventuali azioni da parte della Russia. “Abbiamo deciso il rafforzamento più importante della nostra difesa collettiva. Abbiamo deciso di rafforzare la parte orientale della nostra Alleanza dispiegando quattro battaglioni in Polonia e nei Paesi baltici. Questi battaglioni sono robusti e multinazionali e dimostreranno la forza della Nato. Un attacco a uno di questi Paesi sarà considerato un attacco contro tutta la Nato”. Così ha affermato il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. “La Russia è il nostro più importante vicino ed ha un importante ruolo nella sicurezza europea. Non deve e non può essere isolata. Dobbiamo costruire – ha aggiunto Stoltenberg – un dialogo costruttivo, metterci d’accordo sulle regole del gioco e fare un doppio sforzo”. Nonostante queste parole rassicuranti è chiaro a tutti che quanto deciso oggi a Varsavia rappresenta un segnale estremamente forte alla Russia ed è stato presentato come una reazione alla crisi Ucraina iniziata nel 2014 e “all’annessione illegale della Crimea da parte della Russia”.

Prove generali di guerra fredda dunque, con la NATO che si dichiara aperta al dialogo con la Russia ma che ha schierato ai suoi confini battaglioni multinazionali che sembrerebbero aspettare solamente un passo falso del Cremlino. Una cosa è certa: l’Allenza Atlantica sta affrontando un momento critico a causa dei disordini che stanno lacerando l’Unione Europea, dal Brexit ai populismi e alla chiusura di alcuni paesi membri verso l’esterno; momento che potrebbe rivelare nervosismi e scelte azzardate che condurrebbero indubbiamente l’Europea verso la catastrofe. Nelle fila dei detrattori delle politiche intraprese dalla NATO c’è anche chi vede, nelle sue azioni, la mano chiara e manipolatrice degli Stati Uniti che starebbe utilizzando e gestendo la questione della sicurezza europea come uno strumento di offesa nei confronti del nemico russo, mai dimenticato.}

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