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Non è un Paese per creativi

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Non è un Paese per creativi

Sarà bene dirlo da subito: questo post parla di Fertility Day, Lorenzin, dubbie campagne di comunicazione e figuracce ministeriali. Si lo so, non è proprio l’argomento migliore per tornare a scrivere su un blog lasciato spento per più di un mese, come la sottoscritta. Di cose di cui scrivere in questo periodo ne sono successe tante, di certo anche più importanti. Se però decido di partire dall’ennesima infuocata occasione che ministri e compagnia bella non hanno perso per coprirsi di ridicolo, un motivo c’è. 

lorenzin-675Lungi da me riaprire la questione sull’inutilità del Fertility Day, su quanto una donna non abbia bisogno di mettere al mondo una squadra di calcetto per sentirsi appagata e realizzata, perché si, le basterebbe anche un lavoro, ed evitando anche di rivendicare spiriti di uguaglianza contro biechi sentimenti di razzismo per non cogliere la provocazione di chi evidentemente apre bocca per darle aria. Quantomeno per non correre il rischio di fare anche peggio. Cosa improbabile ma niente è impossibile.

Tralasciando quindi tutto ciò, c’è qualcosa su cui proprio non possiamo sorvolare. “Visto che il nome non piace, visto che le campagne non piacciono, abbiamo tempo fino al prossimo anno per farci aiutare dai creativi – possibilmente a titolo gratuito – perché dobbiamo far quadrare il bilancio”. Boom. La bomba è stata sganciata. Siccome non bastava il disastro della campagna di comunicazione costata il posto al suo direttore della comunicazione ministeriale, (una dirigente statale da 200mila euro all’anno) , da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, la Lorenzin ha messo l’ennesima toppa, peggiore del buco. 

Perché Ministro, so che le è difficile credermi visto che “i creativi” che l’hanno aiutata nel mettere a punto la comunicazione imagedel Fertility Day non brillano certo per professionalità, ma ci tenevo a informarla che quello del creativo/freelance è un mestiere a tutti gli effetti. E come tale dovrebbe essere riconosciuto anche in termini economici. Immagino che questa affermazione possa risultare bizzarra, in fondo nel nostro Paese ce la mettiamo tutta per far sembrare il contrario. Ma le assicuriamo che a parte i vestiti strambi, i tatuaggi, le playlist indie e psichedeliche, internet e i social network, lavoriamo anche. Lavoriamo tanto e duramente per confezionare quei messaggi che in qualche modo partecipano ai racconti economici e sociali che appartengono alla collettività. 

Andrebbe mai, caro Ministro, da un pizzaiolo a chiedere una pizza gratis? Si farebbe mai riparare un tubo da un idraulico ripagandolo con la “visibilità”? Direbbe mai alla sua parrucchiera “fa curriculum”, dopo taglio, colore e piega che si è fatta fare? Per quanto possa essere irrispettosa del prossimo, come ha dimostrato, credo di no. E allora perché un creativo dovrebbe proporle idee per una campagna di comunicazione, gratis?

Forse perché non ha minimamente idea di cosa voglia dire realizzare una campagna di comunicazione. Non sa da dove si inizia, non sa quanto tempo ci vuole, non sa che servono studi preliminari sul target, non sa che serve competenza. E la competenza si paga. La competenza non è mai fuori budget. 

Il problema forse ancora più grave, è che lei è rappresentante di un’intera classe politica e sociale che del lavoro “creativo” dicampagna-fertilityday_thumb400x275 considerazione ne ha meno di zero. Siamo circondati da un mondo di gran farabutti che vogliono solo incassare. E non hanno alcun interesse a costruire. Costruire cosa? Relazioni, successi. Qualcosa che vada oltre lo sfruttamento. Perché i grandi risultati si ottengono solo quando c’è rispetto e soddisfazione nel portare a termine un lavoro. 

E nel gioco dell’attribuzione delle colpe, lo ammetto, buona parte è anche nostra. Nostra che finiamo per sottometterci a questo sistema. Nostra perché crediamo che non ci sia alternativa. Ci avete quasi convinti.

E allora, caro Ministro, la prego: torni sui suoi passi, chieda (ancora) scusa, ritratti, rimangi le porcate che ha detto in questo periodo, dia la colpa allo stress pre e post matrimonio, trovi una scusa, una qualsiasi, anche banale, anche improbabile. Non ci faremo caso. Ma almeno non ci neghi (scusate se mi infilo nella mischia) la dignità del lavoro.

Del resto se persino lei, per fare quello che fa (?), riceve uno stipendio, figuriamoci se un creativo non ne ha diritto.

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