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L’Europa è morta al Brennero

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L’Europa è morta al Brennero

La barriera sarà lunga 370 metri e alta 4. I lavori sono già iniziati, manca solo la rete, la polizia è già schierata sul posto. Per il momento non c’è nessun blocco, il traffico verrà rallentato per ottimizzare i controlli ed è stato abbassato il limite di circolazione a 30 km/h, ma i lavori per la costruzione del lungo muro che separerà la frontiera austriaca con quella italiana, tra il Tirolo austriaco e quello italiano, nel Brennero, proseguono. Lo sbarramento non ci sarà per il momento, ma in caso di emergenza, il governo austriaco completerà i lavori e schiererà perfino l’esercito a protezione (?) dei confini, in barba a Schengen, che da oltre vent’anni aveva invece abbattuto ogni tipo di controllo interno alle frontiere interne dell’Unione Europea per garantire facilità di movimento e di integrazione tra i suoi cittadini.

Abbiamo fallito. Tutti. Un giorno la storia ci giudicherà e dovremmo decidere ora se stare dalla parte degli osannati o dalla parte degli accusati. Quando parla di emergenza, l’Austria si riferisce a quel flusso di migranti che nei prossimi mesi potrebbe sfuggire ai dati e alle statistiche e riversarsi, attraverso il canale di Sicilia, nel cuore dell’Europa. E dopo la chiusura della rotta balcanica, la possibilità è alta. Ma stiamo parlando di persone. Esseri umani che sfuggono a miseria, guerra, fame, carestie, indigenza e disagio, che sfuggono a morte certa. Non stiamo parlando di mobili da spostare ove ci fosse più spazio – come pare che Italia e Turchia abbiano ragionato negli ultimi accordi stretti, ndr -. Dimenticati, annaspanti nel fango del confine macedone e della coscienza europea, chiedono asilo e la possibilità di avere una vita, non migliore, non peggiore, ma dignitosa. Non ci sono solamente migliaia di rifugiati alle porte della fortezza Europa, c’è il capolinea e il simbolo del fallimento del nostro intero sistema: dal filo spinato di Idomeni, passando per i cordoni di Ventimiglia, al cemento del Brennero, l’Unione Europea sta dimostrando tutta la fragilità di una struttura basata sull’eguaglianza monetaria e sulla diseguaglianza sociale, un sistema che consente ad uno stato membro di costruire un muro al suo confine, violando Schengen, ma che distrugge e opprime l’eurozona mediterranea perché non rispetta i parametri di bilancio.
brennero 2Non è questione di non volere un’Unione Europea, è questione di non volere un’Unione Europea così. E la stiamo lasciando in pasto agli antieuropeisti che in questo sistema ci vedono solamente una struttura debole, servile, cieca e macchinosa, che fa tintinnare le dita sulle calcolatrici e sorseggia amaramente il calice della vittoria mentre osserva le sue frontiere sgretolarsi, una dopo l’altra, ma non sotto i colpi degli ottomani invasori di Solimano, ma a causa della sua negligenza, della sua indifferenza, della sua incompetenza. E diciamocelo, le regole le abbiamo ignorate anche noi italiani, facendo passare le persone con un mero cenno del capo, molto spesso senza attuare nessun controllo, per mancanza dei mezzi adeguati, mettendo loro un biglietto per il nord in mano, ma chi può dire che l’Italia non si sia assunta, negli ultimi anni, il compito gravoso e ingiustificato di salvare la faccia dell’intera Europa? Nessuno. Nemmeno l’Europa stessa, che ha lasciato che ce ne occupassimo noi, come se i flussi migratori e le loro cause, fossero un problema solamente nostro.

L‘Europa muore e si ferma al Brennero, muore quando ai suoi angoli preferisce nasconder la polvere sotto al tappeto, muore ogni giorno nelle sue periferie e muore nel fallito processo, nemmeno tentato, di inclusione fra i popoli, muore e si ferma quando cerca di costruire un’identità europea solo sull’uguaglianza economica. Come nel telefilm di Martin, la barriera sta per essere innalzata, ma siamo sicuri di sapere da quale parte siano i bruti?

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