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La lezione politica di Papa Francesco alla sinistra europea

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La lezione politica di Papa Francesco alla sinistra europea

“Il progetto dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e ad abbattere muri“. Queste sono state le parole di Papa Francesco quando, due giorni fa, in Vaticano ha ricevuto i vertici dell’Unione Europea. Bisogna aggiornare il sistema, e ha aggiunto che l’immagine che l’Europa deve avere dovrebbe essere quella di “una madre accogliente, dove migrare non sia un delitto.” Parole chiare, lapidarie, sicuramente più concrete della maggior parte dei piani e dei tavoli di discussioni andati in fumo negli ultimi mesi sul tema integrazione, a Bruxelles.

“Sogno un’Europa che si prenda cura del bambino, che soccorra come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non sia un delitto bensì un invito ad un maggiore impegno con la dignità di tutto l’essere umano.” Tutto il quadro dirigente europeo presente alla conferenza, ha ascoltato con stupore le parole di Papa Francesco che ha dimostrato di avere sicuramente un’idea più netta di Schulz, Junker o Tusk, o di Renzi e della Mogherini.

Ora, l’evento sorprendente non è la posizione misericordiosa di Papa Francesco, quanto l’imperdonabile assenza di un piano politico di quella classe dirigente progressista e riformista europea, che dovrebbe stavolta, solo imparare la lezione. La questione non sta tanto nel riconoscere al pontefice il merito di aver preso una posizione inclusiva sulla questione della gestione dei flussi migratori, quanto nel demerito dell’Unione Europa di aver trattato, fino ad ora, la questione come secondaria, limitandosi ad assegnare le quote di accoglienza fra i paesi del Mediterraneo. Nel vortice del disorientamento, bisogna ammettere che il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha avuto un’idea costruttiva e pensata a lungo termine sulla questione che attanaglia l’Unione Europea forse più delle altre: un piano di investimenti e di aiuti nei paesi dai quali i flussi migratori partono, per cominciare a capire quali siano le motivazioni che spingono migliaia di persona a solcare il Mediterraneo, e sconfiggere il cancro delle guerre e della povertà, con aiuti finanziari e la diplomazia. Se non è un’idea rivoluzionaria – noi lo diciamo da anni, ndr – rappresenta comunque un ottimo punto di partenza.

Non è la prima occasione nella quale il pontefice dimostra di avere un’idea nettamente più nitida rispetto ad una classe dirigente europea miope su alcuni dei grandi temi dell’attualità: ha aperto alle coppie omosessuali, dimostrando un progressismo sui diritti civili, estraneo alla Chiesa cattolica, ha denunciato e additato la disoccupazione come uno dei più grandi mali della modernità, e ora i migranti. “Migrare non deve essere un delitto” ha ripetuto a più riprese Francesco, e questo basta a dare una lezione politica alla sinistra europea.

 

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