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La La Land: dedicato a chi ha smesso di sognare (ma è sempre in tempo per ricominciare)

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La La Land: dedicato a chi ha smesso di sognare (ma è sempre in tempo per ricominciare)

“Dedicato ai folli e ai sognatori”. E’ stato questo catenaccio a convincermi ad andare a vedere La La Land. Non le 14 nomination agli Oscar. Non la colonna sonora che spopola su spotify. Neanche l’adorabile faccia da schiaffi di Ryan Gosling. Giuro!

Sono andata a vedere La La Land perché una volta, non molto tempo fa, anche io ero una folle e una sognatrice. Anzi una folle sognatrice. Poi ho smesso. Dopo anni di dipendenza da sogni, utopie e castelli in aria, alla fine ne sono uscita. E’ stata dura, un percorso lento, graduale ma inevitabile. E ora quando tengo gli occhi aperti non vedo più posti inesplorati, volti nuovi, colori accesi, odori pungenti. Vedo la realtà, per quella che è. Limitata al mio raggio visivo, circoscritta, opaca. A colori, certo, ma sbiaditi. E non lo so se è meglio così.                                                                                                                               So, però, che se sei un folle o un sognatore o addirittura entrambi, farai per tutta la vita il doppio della fatica. Forse anche il triplo. Dovrai correre e correre e correre perché il traguardo è li, lo vedi, ti è vicino ma mai abbastanza da tagliarlo. Eppure finché sei un folle o un sognatore o addirittura entrambi non ci fai caso. Non fai caso alle gambe che tremano, al cuore che palpita, al fiato sempre più corto. Alla stanchezza. Almeno fino a quando non stramazzi a terra, esanime, svuotato. E non perché alla fine il fiato si è esaurito completamente ma perché hai realizzato che se anche ne avessi una riserva infinita quel traguardo non solo non lo taglieresti ma neanche riusciresti a sfiorarlo. Se sei un folle o un sognatore o addirittura entrambi può arrivare il giorno in cui, drasticamente, smetti di esserlo ed è devastante. Perché se sei un folle o un sognatore o addirittura entrambi e rinunci a sognare è come se stessi rinunciando alla vita stessa.

Questo non toglie che però lo sei stato. E non è roba da poco. Se un ex-fumatore sostiene che l’odore del tabacco non gli lalaland-ryangosling-emmastone-movietheaterprovoca più alcun effetto, non vi fidate, sta mentendo. E così se un ex-sognatore sente parlare di sogni inevitabilmente si sentirà chiamato in causa. Ecco perché sono andata a vedere La La Land. Perché diceva dedicato ai sognatori, senza escludere chi lo è stato. Ma soprattutto per scetticismo: facile parlare di sogni in un film. Che ne può sapere una pellicola dei sogni, della passione, che ti riempie e poi ti uccide, della disperazione, della frustrazione, della tenacia, della costanza. Del dolore. Della rabbia. Del sacrificio. Dell’amore. Ecco, ho visto La La Land per poterlo stroncare, per potermi scagliare contro la sua finzione e urlargli addosso “BUGIARDO”. (S)fortunatamente non è andata così. 

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La La Land è vero. E’ terribilmente meraviglioso perché è sincero, puro, semplice nonostante gli artifici scenografici. C’è tutto. C’è il luccichio negli occhi quando si accende la speranza. Ci sono le labbra serrate della forza di chi sceglie di crederci. C’è il sorriso timido per un colloquio andato bene. Ci sono le lacrime dello scontro con la realtà. C’è la novità. C’è la scoperta. C’è l’incoscienza. L’illusione. E anche quella disillusa. C’è la follia. C’è l’entusiasmo. C’è il desiderio. Di farcela. Di cambiare. Di realizzare e realizzarsi. C’è la rabbia per ogni porta sbattuta in faccia, per ogni occasione persa, per ogni orecchio sordo di chi ti sente e non ti ascolta e ogni sguardo cieco di chi ti guarda e non ti vede. C’è la delusione. C’è il dubbio che un sogno non basti se non c’è anche il coraggio e il talento per viverlo davvero. 

coverlg_homejjE poi c’è l’amore. L’effetto collaterale da cui non fuggire, ma imparare ad accogliere. C’è la voglia di riconoscere qualcuno nella folla i cui vuoti, i cui guai, assomigliano tanto ai tuoi. Qualcuno da prendere per mano, senza bisogno di parlare. Senza bisogno di sapere dove andare perché, in fin dei conti, non serve saperlo: sarà in ogni caso la direzione giusta. E senza bisogno di sapere quanto durerà: ci si riconosce per sempre, oltre il tempo e gli strani giochi della vita.

Si chiama La La Land perché è la terra promessa dei sogni infranti, dei desideri irrealizzabili, degli amori passati e di quelli rimpianti. Si chiama La La Land perché l’unica regola, la più importante di tutte, per quanto possa suonare banale, è: non arrendersi mai, restare sempre a un metro da terra, non accontentarsi, vivere. E, soprattutto, innamorarsi. Di qualcuno, di qualcosa. Prima di tutto, di se stessi. 

Perché nonostante La La Land sia un omaggio ai grandi musical classici (ci troverete dentro Cantando sotto la pioggia, Un LLL d 33_5542.NEFamericano a Parigi, Sweet Charity, West Side Story, Moulin Rouge e tanti altri), nonostante i vestiti anni 50 e la musica jazz, la grandezza del film sta proprio nel suo essere ancorato al contemporaneo. I protagonisti devono districarsi tra i problemi del nostro tempo, tra la rabbia, l’imbarazzo, il cinismo e le difficoltà dell’essere dei ragazzi di oggi. Passato, presente e futuro che si incontrano e si scontrano. Meglio un lavoro per vivere o vivere per il lavoro? Meglio l’amore per l’altro o meglio inseguire il proprio sogno anche a costo di correre da solo?  Domande che ritornano e che propongono il compromesso, che si fa insistente, quasi martellante, e che, nostro malgrado, ci trasforma. Per poi capire che quello che conta non è la fine ma il viaggio e quindi le nostre scelte, i nostri pensieri, quello a cui abbiamo rinunciato, e quello che, invece, abbiamo inseguito senza sosta. E’ questo che ci ha resi quello che siamo. 

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E se le strade a volte si separano, se la pellicola si brucia rovinando il momento per il bacio perfetto in una sala buia di un cinema di nicchia o se la nostalgia del passato offusca il presente, bisogna ricordarsi che una mattina come tante, su un’autostrada californiana paralizzata dal traffico ci si può mettere a ballare, che può nevicare su una piscina d’estate, che si può volare tra le stelle e in mezzo alle nuvole. E che un sogno può diventare realtà

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Non so dirvi se La La Land meriti o no le sue 14 statuette. Sinceramente, mi interessa poco. Quello che so è che per me è stato il film giusto al momento giusto. Mi sono emozionata e mi sono immedesimata. In ogni piano sequenza c’era un pezzo di me ed è stato bello osservare lo spettacolo della mia inquietudine da fuori.

Più di tutto, però, mi sono resa conto che chi è un folle o un sognatore o addirittura entrambi non può improvvisamente smettere di esserlo. Forse ha dimenticato come si fa. E allora basta solo rinfrescargli la memoria. Tornerà a farlo meglio di prima. 

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