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Io, profugo, qui non posso entrare

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Io, profugo, qui non posso entrare

Uno dei miei film preferiti, uno di quelli che non mi stancherò mai di vedere, di cui ricordo persino le battute a memoria, io che di memoria ne ho una pessima, è Chocolat. Il motivo è la trama. Si, ok, diciamo che anche quel bel manzo di Johnny Depp ai tempi d’oro nei panni del gitano che suona Minor Swing alla chitarra fa la sua parte. Buona parte. Ma, ormoni a parte, trovo che la vera perla di quel film sia la storia. 

d68dc6f6e438256efc18e6a1e7e4d2ceFrancia 1959. Nel tranquillo paesino di Lansquenet, l’arrivo della misteriosa Vianne (Juliette Binoche) e della sua figlioletta Anouk sconvolge e stravolge le abitudini dei bigotti abitanti del luogo. Proprio durante il periodo del digiuno quaresimale, l’anticristo Vianne apre una cioccolateria nel centro della cittadina, proprio di fronte alla chiesa che, per ovvi motivi, non frequenta.

 

Come se non bastasse, come se non avesse già attirato abbastanza l’ira dei paesanotti, stringe amicizia con gli zingari di stasera-in-tv-su-rete-4-chocolat-con-johnny-depp-4passaggio (con Roux, alias Johnny Depp, stringe anche qualcosa di più, ma magari questo discorso lo affrontiamo un’altra volta) e accoglie con sé Joséphine, una donna evitata da tutti che grazie a lei riesce a trovare il coraggio di abbandonare il marito che la picchiava. Vianne è la “diversa”, è l’altro che fa paura, soprattutto al sindaco, il conte di Reynaud (Alfred Molina), giudice integerrimo della morale pubblica al punto da vietare ai suoi concittadini di frequentare quel luogo di perdizione. Ma non c’è boicottaggio che resista alla dolcezza delle praline di Vianne e al suo talento nel capire e risolvere le debolezze dei personaggi. La cioccolateria diventa il luogo più frequentato della città tanto che alla fine anche il sindaco dovrà cedere alla tentazione. Vianne “la diversa” viene accettata da tutti. Vianne “la diversa” non fa più paura.

gorino-675-2-675x275Bello. Bello questo film. Mi chiedo come gli abitanti di Gorino, frazione di Goro piccolo comune del ferrarese, abbiano fatto a non vederlo. Perché sicuramente non l’hanno visto. Se l’avessero fatto non si sarebbero di certo comportati come hanno fatto. Se avessero visto come il piccolo paesino di Lansquenet è riuscito, nonostante i timori iniziali, a superare la paura dell’estranea, così diversa, venuta da chissà dove a rivoluzionare il loro piatto equilibrio sicuramente avrebbero saputo accogliere le 12 donne e gli 8 bambini in fuga dalla guerra.

Invece hanno alzato le barricate, hanno chiuso la porta di casa. Quella del cuore evidentemente non è mai stata aperta.gorino-675-1

E io, cari abitanti del fino a ieri sconosciutissimo Gorino, non vorrei chiamarvi razzisti ma proprio non trovo altri aggettivi. Cioè, mi verrebbe in mente “merde”, “stronzi”, “bastardi”, ignoranti, ma sarebbero troppo generali. No, no, voi siete stati proprio razzisti. Insulti, violenze verbali (e non), picchetti e barricate per resistere “all’attacco” di uno sparuto gruppo di persone in fuga dall’orrore. Come lo chiamereste? E chiariamo: una reazione così scomposta e inutilmente aggressiva non sarebbe stata giustificabile neanche se quelle persone fossero state uomini e anziché 20 fossero state 200.

E di giustificazioni, in realtà ne ho sentite tante. “Non eravamo preparati” hanno cianciato i gradassi all’ingresso del Paese. Come se qualcuno si fosse mai preso la briga di “preparare” all’accoglienza i cittadini di Lampedusa,Pozzallo, Reggio Calabria, Catania, Messina, Siracusa e di ogni altro approdo di carrette del mare. Vi risulta che mai qualcuno abbia organizzato un corso ad hoc per loro? Prima di farli sbarcare dalle navi, ai migranti è mai stato chiesto di raccontare in via preventiva le loro storie di disperazione, per poter muovere così a compassione e quindi elemosinare accoglienza?

RIFUGIATE RESPINTE A GORINO ALL'ASP A FERRARASi, perché qualcuno ha sostenuto anche questo: “Bisognava far raccontare le loro storie così forse la rabbia si sarebbe placata”. Forse se i cittadini di Gorino avessero saputo che una di quelle donne era incinta o che un’altra fuggiva da Boko Haram, forse avrebbero offerto loro un riparo. Ma la solidarietà non si fa domande, non attende la compassione, né ha bisogno di corsi di formazione. Un essere umano in difficoltà che chiede aiuto non ci dà il tempo di pensare, ponderare, di chiederci se siamo preparati, se abbiamo le carte in regola. Non c’è il tempo di farsi domande se un uomo sta per annegare. Si tende il braccio e basta. E’ un fatto istintivo, è ciò che distingue la civiltà dalla barbarie

Senza contare poi che il problema dell’immigrazione e dell’accoglienza esiste da anni, non è certo un fatto di sestinibig10cronaca recente, nessuno può dirsi impreparato. Il problema è che finché si è trattato di qualche “barcone” della speranza approdato in Sicilia o in Calabria allora nessuno si è posto il problema della “preparazione”, nessuno a nord della Sila si è interessato delle conseguenze. Ora però che le dimensioni del fenomeno necessitano della collaborazione e della responsabilità di tutti allora le cose cambiano e l’italiano medio continua a dimostrarsi un fuoriclasse nella pratica che gli riesce meglio: nascondere la testa sotto la sabbia. 

Il ministro Alfano ha detto che Gorino non è lo specchio dell’Italia. Allora non lo è neanche Quinto di Treviso dove, nel 2015, in concomitanza con l’arrivo di un centinaio di migranti, i residenti, capeggiati da Lega Nord e Forza Nuova, hanno cominciato a picchettare la zona con tanto di tende all’urlo di “Padroni a casa nostra”. O quel paese in provincia di Padova dove Frank Afrifa, un libraio ghanese in Italia da decenni, è stato picchiato mentre se ne tornava beatamente a casa in bicicletta dopo una dura giornata di lavoro perché scambiato per un profugo del vicino Centro di accoglienza. Da queste parti  i migranti sono tollerati solo quando devono imbiancare muri o riparare lavandini per due lire.

Ecco a questi esempi- scempi che non rappresentano l’Italia direi di imparare la lezione di Riace pronto ad accogliere quelle venti donne rifiutate a Gorino e Napoli che da il benvenuto ai profughi con tanto di striscioni entusiasti. E poi direi di guardare almeno una volta nella vita Chocolat. Chissà che magari Johnny Depp travestito da zingaro non faccia il miracolo.

immigrati

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