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Hai fatto quel video: e ora?

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Hai fatto quel video: e ora?

Io volevo scrivere di altro, lo giuro.
Avrei voluto scrivere sulla Raggi, i suoi balletti e i buchi dell’assessorato, avrei voluto o potuto scrivere del compleanno del Capitano – a proposito, so che ci segui assiduamente, tantissimi auguri Francè – del dibattito tra Trump e Hillary, della sua prima battaglia vinta davanti a milioni di persone, americane e non, della rivincita delle “preparate”, che poi preparate non si è mai nella vita.

Avrei potuto scrivere dei capelli veri di Trump, tipo che non è colpa sua, è che è davvero brutto al naturale e arancione – as usual. Avrei potuto scrivere del BRAXIT, ovvero il matrimonio di Brad Pitt e Angelina Jolie andato alla deriva, avrei potuto scrivere di mille altre cose accadute in questo periodo, ma non sarebbe stato coerente con il mio stato d’animo.

Il pensiero fisso però di condividere con voi questa mia riflessione lo avevo da un po’ di giorni. Non l’ho voluto fare fino ad adesso, per pudore, per rispetto, per un senso d’ inadeguatezza, perché di articoli e di riflessioni ne sono stati scritti centinaia in questa settimana e di molti ne avremmo potuto fare a meno, come forse del mio, del resto. Vorrei parlarvi della ragazza morta suicida in seguito alla divulgazione di un video che la ritraeva in atteggiamenti intimi con il suo amante. Questo è il fatto. Non aggiungerò nomi, cognomi, appellativi, non ci saranno rimandi a link e non ci saranno video commemorativi di dubbio gusto in cui si vedono foto della ragazza, a volte mezza nuda.

Le tragedie accadono. Di continuo, ma sempre inaspettatamente. Le cazzate si fanno, involontariamente o no, ma si fanno. Siamo nell’era della super condivisione telematica, dei tag, dei “registrato qui” per affermare noi stessi rispetto agli altri, siamo avvolti dalla tragica esigenza di apparire su internet che non ci rendiamo conto che i veri mostri, quelli dentro ognuno di noi, vengono a cercarci nella vita vera, non sul web. Siamo quelle persone che ipercomunicano, che screenshottano perfino la lista della spesa per poi mandarla alle amiche, alle amiche delle amiche, ai cugini delle amiche e così via. Siamo esibizionisti e goffamente narcisisti. Siamo maledettamente piccoli di fronte a queste tragedie. La vita privata delle persone non esiste più, perché c’è sempre una foto, un video o un messaggio in agguato pronto a rovinarci.

C’è pornografia ovunque, che sia cinematografica o meno, c’è l’ossessione sempre più dilagante della condivisione dell’intimità e sebbene questa ragazza fosse stata cosciente del fatto che l’amante la stesse ritraendo in atteggiamenti espliciti, ha continuato a fare ciò che stava facendo, perché quella era la sua intimità, magari non comprendendo in toto gli effetti che le si sarebbero rivoltati contro. Con questo non condanno l’intimità e la sessualità in genere, anzi, fa parte del nostro essere umani e per fortuna non viviamo nei secoli precedenti che dobbiamo reprimere i nostri impulsi; ma dobbiamo avere ben chiaro nella mente la distinzione tra intimità e sessualità. Di sessualità se ne deve parlare, si deve educare alla sessualità, ci si deve informare sulla sessualità e, per essere una società civilizzata, siamo ancora anni luce indietro, purtroppo.

Quello su cui mi vorrei focalizzare è la violazione dell’intimità ovvero: “La sfera dei sentimenti e degli affetti più gelosamente custodita contro la curiosità e l’indiscrezione altrui […] grande confidenza e familiarità” Ci siamo resi conto che abbiamo violato in continuazione, l’intimità di questa ragazza? Con quale potere ci siamo permessi di fare ciò? Abbiamo violentato la sua intimità, l’ha violentata l’amante che ha fatto il video e così noi con la condivisione sfrenata del video stesso abbiamo violentato la sua vita. L’abbiamo messa alla gogna manco fosse una strega nel periodo dell’inquisizione. L’abbiamo insultata in tutti i modi, appellandola con gli epiteti più squallidi e infimi, non rendendoci conto che abbiamo contribuito alla sua morte. Noi non siamo quella ragazza, ma possiamo essere le persone che per il ricordo e la dignità umana inviolabile di quella ragazza possono contribuire ad un’ educazione sessuale adeguata, alla diffusione di un messaggio di sensibilizzazione contro il bullismo 2.0, perché purtroppo, internet e noi che lo “popoliamo” possiamo diventare un killer senza scrupoli.

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