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Dimezzati i rimborsi elettorali, ma intanto Monti annuncia un taglio di 8 miliardi nel settore pubblico

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Dimezzati i rimborsi elettorali, ma intanto Monti annuncia un taglio di 8 miliardi nel settore pubblico

È stato approvato dal Senato il disegno di legge che sancisce un taglio, pari al 50% ai rimborsi ai partiti. Andranno ai terremotati i 165 milioni previsti per l’ultima tranche. Fra quindici giorni, ossia quando sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore, a tutti gli effetti, la legge che non solo dimezza i rimborsi elettorali, destinandone una parte anche alle popolazioni duramente colpite dal terremoto, ma aumenta i controlli sui bilanci dei partiti e garantisce maggiore trasparenza.

187 sì, 17 no e 22 astenuti. I senatori promuovono il disegno di legge che prevede, ai sensi dell’articolo 1, una netta riduzione dei rimborsi elettorali che dagli attuali 182 milioni precipiteranno a 91 milioni. Forse qualcosa si muove. Indipendentemente dal nobile gesto di devolvere parte del denaro alle vittime del terremoto, i milioni di euro che i partiti, in barba ai sensi della legge, facevano sparire – ricordate il caso Lusi? O più semplicemente il caso “Lega – Bossi”? – ora dovranno essere documentati e rendiconti e gestione delle finanza dovranno essere girate ai presidenti delle Camere. I bilanci, che non potranno rendicontare entrate anonime, saranno, poi, sottoposti al controllo di una Commissione all’uopo costituita e dovranno essere pubblicati sul sito web del partito nonché in un’apposita sezione del sito della Camera. Si aspetti a gioire però.

Il premier Mario Monti, tornato da Bruxelles, sembra più carico che mai e annuncia un taglio di 8 miliari nel settore pubblico.  Si tratta della quinta manovra che prevede misure “estreme” contro gli statali, considerati a quanto pare una ”spesa eccessiva” per il paese. Un provvedimento strutturale per evitare che tra ottobre e dicembre si debba aumentare il costo dell’Iva. Il taglio più pesante però riguarderà i dipendenti pubblici. Più di diecimila persone rischiano di perdere il proprio lavoro. Il 20% dei licenziamenti si avrebbe tra i dirigenti di primo livello, il 10% fra quelli di secondo livello ed infine il 5% per i restanti ruoli.
Invece di incentivare il rialzo dell’economia garantendo nuovi posti di lavoro, il Governo taglia, taglia, dove forse da tagliare non c’è più nulla. “Si taglia dove non ce n’è bisogno, non hanno capito niente” qualcuno disse tante e tante volte. Accontentiamoci della notizia del taglio dei rimborsi? Sarà, ma intanto Confindustria attingendo dai darti raccolti annuncia che “il 2013 sarà un inferno”, in cui oltre 1 milione e mezzo di lavoratori perderanno il posto.
Il fondo del pozzo è vicino.

  1. Molto chiaro e diretto, grazie

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