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Arrestata Yoani Sanchez: quando un blog ti costa la libertà

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Arrestata Yoani Sanchez: quando un blog ti costa la libertà

La nota blogger cubana Yoani Sanchez è stata arrestata ieri a Bayamo insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, e altri attivisti. Lo ha riferito il giornalista filogovernativo Garcia Ginarte, secondo quanto  riporta il sito web cubaencuentro. La notizia è stata confermata su Twitter da altre fonti. I protagonisti della vicenda si erano recati sul posto per assistere al processo nei confronti di Angelo Carromero, un giovane politico accusato di omicidio per la morte di due dissidenti, Oswaldo Payá e Harold Cepero. La Sanchez, più volte candidata al premio Nobel per la pace, aveva “l’intenzione di mettere in atto una provocazione e uno show mediatico”. Cosa che le è stata impedita. Con la forza. Con la privazione della sua stessa libertà di pensiero.

Yoani Sánchez “è venuta a Bayamo per mettere in scena una provocazione e danneggiare il processo a Carromero. E’ stata arrestata dalle autorità locali”, ha scritto su Twitter il giornalista di regime Yunior Garcia Ginarte, corrispondente della Televisione dalla provincia di Granma, qualificando la blogger come “filostatunitense”. In realtà, Yoani Sánchez è corrispondente da Cuba per El Pais, quindi era suo preciso dovere di giornalista recarsi a Bayamo per reperire informazioni sul processo. Cuba la considera una “corrispondente illegale”, non accreditata, perché il regime dei fratelli Castro vuole scegliere i giornalisti autorizzati a parlare del Paese. Non a caso il blog della Sicurezza di Stato conferma l’arresto di Yoani, “per impedire il teatro in occasione del processo” e la “manipolazione della realtà”.

Yoani Maria Sanchez Cordera, nata a l’Avana il 4 settembre del 1975, si è resa famosa in tutto il mondo per il suo blog Generacion Y, tradotto in 20 lingue e creato nel 2007 in collaborazione con un server tedesco, sul quale l’attivista pubblica regolarmente storie di vita cubana, caratterizzate da un tono critico nei confronti del governo.

La Sanchez è una delle più influenti voci sulla realtà castrista. È stata spesso perseguitata dai mezzi di repressione ufficiali cubani e le pagine del suo blog sono state non in rare occasioni vandalizzate. Era già stata arrestata il 6 novembre 2009 nelle strade della capitale mentre si recava a una manifestazione contro la violenza, insieme ad altri blogger amici subendo “abusi verbali e pesanti percosse”. In molti, vicini ideologicamente al regime, la considerano una finta dissidente finanziata dagli Stati Uniti in chiave anticastrista. Il 16 dicembre del 2010 Wikileaks pubblicò un cablogramma in cui Yoani Sanchez lamentava ai diplomatici americani l’impossibilità di fare acquisti su Internet tramite pay pal e annunciava che “simili angoscianti restrizioni” alle libertà personali non possono che “favorire un cambiamento”. Per il suo blog ha ricevuto il premio Ortega y Gasset istituito dal quotidiano spagnolo El Pais ed è stata selezionata dalla rivista Time come una delle 100 persone più influenti del 2008. Il 27 novembre 2008, la televisione tedesca Deutsche Welle le ha assegnato il premio The Bobs 2008 al meglior weblog internazionale. Un personaggio ammirevole, che ha cuore le sorti del suo paese in balia delle più bieche mire dittatoriali.

In questo momento seguiamo con preoccupazione le sorti di Yoani e di suo marito Reinaldo in quanto si tratta di dell’ultimo di una serie reiterata di episodi intollerabili che colpiscono giornalisti, blogger e difensori dei diritti umani arrestati nello svolgimento del loro quotidiano impegno umano e professionale. Le detenzioni arbitrarie per motivi politici sono in forte aumento a Cuba, secondo la Commissione per i Diritti Umani, che negli ultimi sei mesi ha denunciato ben 533 arresti immotivati. Il problema fondamentale è che  le autorità cubane accusano i dissidenti di essere mercenari al servizio degli Stati Uniti, nemici storici del regime latino.

E’ giunto il momento che a Cuba, come in ogni altro paese al mondo, le riforme economiche, politiche o culturali  siano accompagnate da libertà di stampa e di espressione: non c’è riforma, non c’è progresso, non c’è cambiamento se non si rispetta la piena tutela dei diritti e delle libertà fondamentali.

 

  1. Davvero utile, grazie

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